giovedì 30 gennaio 2014

Un immigrato ungherese

Peter Kornel Gogolak, è un signore che tra poco compirà 72 anni. Immigrato ungherese nato a Budapest nel 1941, si trasferì negli Stati Uniti all'inizio dell'invasione sovietica, e qui frequentò la Cornell University. Nel periodo di formazione sportiva del giovane Peter Kornel, l'Ungheria era sulla bocca di tutti gli appassionati dell'altro football, quello europeo, perchè la Honved prima, e la nazionale ungherese poi, mettevano in campo un sistema di gioco travolgente e qualitativamente elevato soprattutto nella fase d'attacco, in cui spiccava la figura del "centravanti arretrato". Kocsis, Puskas e compagni le suonavano a tutti, tanto da laurearsi campioni olimpici nel 1952 ed arrivare alla finale mondiale a Berna nel 1954, sconfitti dalla Germania Ovest in uno dei più miracolosi upset sportivi della storia.
Poi i carri armati sovietici e la fine di tutto, se non che certe predisposizioni, come calciare il pallone, rimasero nei ragazzi ungheresi che si sparsero per il mondo.
Gogolak alla Cornell giocò kicker, e grazie alla sua tecnica derivata dal football europeo, catturò l'attenzione degli specialisti e fu draftato nella stagione 1964 dai Buffalo Bills che giocavano la AFL.
Fin qui, tutto ok: un biennio eccellente con i Bills che gli valse la chiamata nella gara All-league, oltre ai due titoli AFL, pagati profumatamente da Ralph Wilson.

New York non dista un'infinità da Buffalo, ed i Giants nel 1965 alla voce "kicker" erano più o meno disperati: il rookie Bob Timberlake era riuscito nella non indifferente impresa di sbagliare tredici field goal consecutivi, non capendoci niente del vento invernale che spirava dentro lo Yankee Stadium. Cercarono Gogolak, che nel ruolo era un vero fenomeno e, giocando a Buffalo, aveva dimestichezza con i calci in situazioni ventose dato che dal War Memorial Stadium si vedeva il lago Erie. Lo misero sotto contratto, rompendo la tacita norma che regolava  i rapporti tra NFL ed AFL ovvero "non si rubano giocatori sotto contratto nell'altra lega", e innescarono una reazione a catena incontrollata.
Ovviamente, la rappresaglia della AFL fu immediata e coinvolse molti giocatori, Al Davis, commissioner AFL dall'aprile '66 e proprietario dei Raiders, al motto di "Niente prigionieri" mise immediatamente sotto contratto John Brodie Mike Ditka e Roman Gabriel, mentre altri semplicemente lucrarono sulla minaccia di trasferirsi. Il draft fece spendere una valanga di soldi alle due leghe (7 milioni di dollari per le sole scelte del '66), facendo lievitare clamorosamente le spese per gli stipendi. 
Pete Rozelle, commissioner della NFL dalla scomparsa di Bert Bell, aveva salvato la lega da una morte per asfissia portando aria nuova e basandosi su una analisi delle migliori caratteristiche della AFL da recepire immediatamente, tra cui ad esempio la suddivisione equa dei diritti televisivi, ma non colse fino in fondo le potenzialità della lega avversaria finchè la grana dei contratti non gli scoppiò in faccia. Più lesti di lui, ma sempre troppo lenti per non ritrovarsi ad agire in una situazione di emergenza, furono i proprietari: Tex Schramm, general manager dei Cowboys, ebbe contatti informali con Lamar Hunt, dei KC Chiefs, per una possibile fusione delle due leghe, e questa inaspettata apertura venne cavalcata dalla AFL che era composta principalmente da proprietari rimasti scontenti dalle continue porta in faccia prese richiedendo franchige NFL. Rozelle capitanò la propria delegazione e l'8 giugno 1966 a New York ne usci un matrimonio di convenienza che si sarebbe perfezionato di lì a pochi anni. Portando la NFL a diventare una maxilega da 24, poi, 26, infine 28 squadre nel 1970. Nel frattempo si sarebbe tenuto un draft unificato e sarebbero state mantenute separate regular season. Al Davis si disse completamente contrario all'accordo, avviato a sua insaputa e, a sua detta, penalizzante per la AFL a causa degli indennizzi da pagare per i bacini di utenza condivisi (Jets pro Giants nella zona di New York, Raiders pro 49ers per la zona di San Francisco), e rassegnò le dimissioni da commissioner il 25 luglio. 
Il Congresso, secondo le rigide regole antitrust americane, vagliò la fusione e diede il via libera. Così, il primo passo del matrimonio potè essere posato: una gara tra i campioni AFL ed NFL.
Data e luogo, in realtà furono resi noti solo poco più di un mese prima dello svolgimento della gara: Los Angeles Memorial Coliseum, 15 gennaio 1967.
L'organizzazione fu tutt'altro che una passeggiata, a partire appunto dalla data e dal luogo: il NFL Championship, inamovibile, era previsto il primo gennaio 1967. Inizialmente l'AFC Championship era previsto a Santo Stefano. Venne quindi proposta la data dell'8 gennaio, ma la breve distanza per preparare l'incontro fece optare per una soluzione molto più spettacolare: il primo gennaio, all'una di pomeriggio a Buffalo nell'AFC Championship, i Kansas City Chiefs batterono i Bills campioni in carica 31-7; alle quattro a Dallas nel NFL Championship, i Green Bay Packers violarono il campo dei Cowboys 34-27. 
Il First AFL-NFL World Championship Game sarebbe stato giocato il 15 gennaio, e per il regolamento, ci si sarebbe adeguati con una via di mezzo: palloni Spalding con l'attacco dei Chiefs in campo, palloni Wilson con i Packers in possesso, e niente conversione da 2 punti.
La gara fu teletrasmessa sia da CBS che NBC, detentrici rispettivamente dei diritti di NFL e AFL, che misero uno sforzo enorme per vincere la loro gara fatta di percentuale di ascolti. In un'intervista pregara, Gifford di CBS ebbe al microfono Vince Lombardi, di lui ebbe poi a dire:
"[Lombardi was so nervous that] he held onto my arm and he was shaking like a leaf. It was incredible."
Nell'unico Super Bowl che non registrò il tutto esaurito sugli spalti, con circa 60.000 persone a fronte di 94.500 posti a causa del costo dei biglietti lievitato fino a 12 dollari, la tensione fu probabilmente senza precedenti: non vi era la pressione di tutta una lega sui giocatori, ma la pressione di due leghe. Che riversavano su Chiefs e Packers le loro aspettative, le loro speranze, i sogni di rivalsa per la AFL, ed il desiderio di ribadire il primato per la NFL.
Fred "The Hammer" Williamson, CB dei Chiefs, l'aveva sparata forte nei giorni precedenti dichiarando "Two hammers to Dowler, one to Dale should be enough", riferendosi a Boyd Dowler e Carroll Dale, i due principali ricevitori dei Packers. Ma mentre le Los Angeles Ramettes, le majorette che si esibivano in ogni gara casalinga dei Rams (si era pur sempre al Coliseum, casa degli arieti all'epoca) terminavano la loro fatica, nel tunnel che portava al campo, gli animi dei giallorossi erano altri, il linebacker E. J. Holub ricorda:
"the Chiefs were scared to death. Guys in the tunnel were throwing up."
Ma tutto doveva essere messo da parte, si doveva iniziare. Una e un quarto spaccate di un assolato pomeriggio del Pacifico, il kickoff di una nuova era.

martedì 21 gennaio 2014

The Tigers will kill the Negro!

L'integrazione razziale nel college football è una strada lunga e tortuosa che ancora non è terminata. Nominalmente si è conclusa nei programmi collegiali, salvo ogni tanto incappare in episodi spiacevoli, spesso legati alla pochezza mentale dei coaching staff o alle convinzioni personali di qualche dirigente o tecnico. Ma se ci voltiamo indietro, questo processo ha subito una accelerazione solo negli ultimi anni, come testimoniano gare quali USC vs Alabama del 1970, per farne un esempio, e gli episodi di intolleranza razziale sono stati parte dello sport collegiale senza risparmiare nessun istituto.

Per il programma della University of Iowa, il primo episodio di questo genere ebbe luogo nel 1896, quando gli Hawkeyes scesero in campo contro Missouri. Non fu solo la prima gara degli Hawkeyes pesantemente condizionata dal razzismo, ma probabilmente fu anche l'episodio più grave che questa scuola ricordi, colpita in uno dei giocatori simbolo della squadra, l'halfback Frank Kinney Holbrook, il primo giocatore afroamericano di football di Iowa .
Iowa aveva giocato la sua prima partita di football intercollegiale nel 1889. Tre anni più tardi, la scuola fece un importante passo in avanti contribuendo a creare una delle prime conference nella storia del football: assieme a Nebraska, Missouri e Kansas, formò la Western Interstate University Football Association. La formula era quella di un girone all'italiana, il vincitore della serie di round-robin sarebbe stato dichiarato il campione della conference. Iowa ebbe poco successo nelle prime tre stagioni della WIUFA dal 1892 al 1894 giungendo ultima.
Iowa 1895
La stagione 1895 fu anche peggio. Iowa rischiò quasi di non schierare un team ufficiale, ed il pericolo venne scongiurato da una raccolta fondi straordinaria che permise ai ragazzi di andare in campo ma che non bastò per assicurare la possibilità di avere un coach. Gli Hawkeyes, in assenza di una vera e propria guida, si ritrovarono a partecipare ad allenamenti disorganizzati e con poco mordente, ed i risultati furono conseguenti: 2-5 tra cui un orrendo 0-3 interconference, ma soprattutto 92 punti subiti e zero fatti contro le tre rivali. Di nuovo ultimo posto, ed un programma senza speranza.
Ma la speranza arrivò sotto forma di Alfred E. Bull, che all'università aveva giocato centro, ed era stato All-American 1895 con Pennsylvania nel 1895. Il lavoro di coach a Iowa era il suo primo in assoluto, ma la sua esperienza forgiata contro le migliori squadre del periodo (Yale, Princeton, Harvard) gli diede una marcia in più che gli permise si assemblare rapidamente la migliore squadra di football che si fosse mai vista in Iowa, la cui punta di diamante era Frank Kinney Holbrook.

La storia di Holbrook va accennata: nato attorno al 1877, era figlio di Kinney Holbrook, a sua volta nato schiavo, venduto sei volte ed infine fuggito mentre infuriava la guerra civile americana, ritrovandosi in Iowa come aiutante di campo di un ufficiale dell'esercito nordista e poi come uomo delle pulizie, guadagnandosi la stima dei suoi compaesani.
Suo figlio, che era una specie di terremoto già a undici anni, divenne il primo graduato afroamericano alla High School di Tipton ed primo atleta afroamericano dell'università, in cui scelse di dedicarsi alle materie scientifiche, guadagnò una lettera di accettazione come matricola a Iowa in quella disorganizzata stagione 1895 (oltre a riceverne un'altra la primavera successiva per le discipline atletiche), ma nella sua seconda stagione, ne divenne una stella: halfback potente (185 libbre), dall'ottimo sprint e principale portatore della squadra, fu il terrore degli avversari che non avevano soluzioni per arginarlo.
Holbrook guidò gli Hawkeyes ad un record di 3-1 all'inizio della stagione 1896. L'unica sconfitta era stata un onorevolissimo 6-0 contro l'Università di Chicago allenata da un futuro Hall of Famer, nonchè già All-american da giocatore, Amos Alonzo Stagg, ed aveva battuto i tre precedenti avversari collegiali con un punteggio combinato di 123-0. Holbrook venne non a torto considerato tra i migliori interpreti stagionali del ruolo.
Senza dubbio, fino a quel punto, la miglior vittoria di Iowa era stato il 6-0 su Kansas, che aveva posto fine a una striscia di cinque sconfitte ed era nata da un touchdown sul finire della gara, ottimamente orchestrato proprio da Holbrock. La vittoria di Kansas su Nebraska 18-4 il 7 novembre significava qualcosa che non era mai successa ai ragazzi di Iowa: che il 9 novembre, in caso di vittoria su Missouri, si sarebbero laureati per la prima volta campioni di conference.
Il fatto è che la gara si presentava difficile: i Missouri Tigers erano forti, avevano vinto il titolo WIUFA negli ultimi tre anni anche se nel 1896 erano solo 2-3 con già sul groppone la sconfitta 8-4 con Nebraska. volevano risollevare la stagione e rivincere il torneo, e volevamo farlo ai danni di Iowa.
Missouri era in una situazione geografica particolare, per cui era ben accetta come avversario dalle prestigiose università del nord degli Stati Uniti, tuttavia rispecchiava una mentalità molto sudista, osservando scrupolosamente i dettami del segregazionismo. Un giocatore di football afroamericano per loro era fantascienza, della peggior specie.
Nebraska ebbe modo di accorgersi di questa chiusura mentale per prima, dando vita alla prima crisi della conference già al primo anno di vita: era in programma ad Omaha la gara contro Missouri ma questi ultimi insistettero per non far scendere in campo la stella di Nebraska, George Flippin, reo di essere nero. Ovviamente i responsabili di Nebraska risposero con una pernacchia, e Missouri diede forfait piuttosto che giocare contro un afroamericano.
La WIUFA si rese conto del problema e inserì rapidamente una regola che multava una scuola di cinquanta dollari in caso di forfait di una gara programmata. Cinquanta dollari erano parecchi e Missouri obtorto collo giocò due partite a Kansas City contro Nebraska (e Flippin) in ciascuna delle successive due stagioni fino alla laurea del ragazzo.
Iowa 1896
Tuttavia, nel 1896, gli Hawkeyes e Holbrook presentavano un problema ben diverso: Iowa non disputava gare su campo neutro con Missouri, di conseguenza si doveva recare a Columbia per giocare la partita di quella stagione.
I responsabili di Missouri già a fatica avevano sopportato di vedere neri giocare in campo neutro, ma mai si sarebbero piegati ad aprire i cancelli del loro campus a Holbrook!
Mandarono a dire a Coach Bull che Iowa doveva giocare la partita senza Holbrook. Sarebbe stato molto facile per Bull rispettare semplicemente la richiesta: nei decenni a venire si verificarono decine di richieste simili tra programmi di football. Ma Bull era uno competitivo, e non voleva sentire storie: dopo quattro stagioni da perdenti lui non si sarebbe mai sognato di giocare per il titolo senza il suo miglior giocatore. La risposta fu chiara: o Holbrook gioca oppure dovrà essere Missouri a dare forfait, pagando la relativa multa.
A Columbia videro rosso: erano obbligati ad accettare le condizioni, ma in partita sarebbe stato l'inferno. Il Vidette-Reporter, il giornalino di Iowa, parlò in questi termini del pregame:
“It was evident even before the game that Missouri had no intention of giving fair play to Iowa, alumni of Missouri could be heard in the corridors of the hotel at which the Iowa team was staying, and in other public places, saying in terms too offensive to print that they hoped the Missouri team would kill the Negro."
La scena allo stadio di Missouri ricordava una folla inferocita, con i fan dei Tigers che agitavano bastoni, mazze e persino raggi delle ruote dei carri. Iowa non aveva ancora guadagnato il terreno di gioco che gli studenti e gli altri spettatori cominciarono a gridare ‘There’s the — Negro!’ e ‘The Tigers will kill the Negro!’. La linea di demarcazione tra gli studenti e i teppisti era difficile da scorgere, i primi sembravano essere così in minoranza che le loro rimostranze erano molto deboli, nessuno fece il minimo sforzo per calmare la folla. La gara prese il via in mezzo a questo incivile vocìo.

Kinney Holbrook semplicemente ignorò gli insulti e gli epiteti scagliati contro di lui, così come non si dimostrò, in quel primo tempo di gara, sensibile alle intimidazioni provenienti dal campo, che non si limitavano a lui ma che coinvolgevano i suoi compagni "rei" di essere scesi in campo affianco a lui e quindi di esserne complici nell'oltraggio. Il Vidette-Reporter mise nero su bianco l'elenco delle vigliaccherie che sarebbero state messe in atto ai danni dei giocatori. Probabilmente, la questione-Holbrook era un paravento dietro cui si nascondevano deficienze tecniche. Come dimostravano i risultati di inizio stagione, Missouri non aveva talento e Iowa si, per questo gli Hawkeyes andarono a tabellone con il touchdown dell'halfback Joe Meyers, e più tardi prima della fine del tempo mollarono uno schiaffone morale al pubblico mandando in meta proprio Frank Holbrook per un vantaggio di 12-0 .
L'atmosfera bollente sfociò in un episodio infelice con pochi secondi rimanenti: Holbrook placcò un giocatore di Missouri ed entrambi finirono fuori dal campo, tra il pubblico. Come spesso succedeva all'epoca, i giocatori di Missouri iniziarono a discutere con l'arbitro riguardo l'azione appena conclusa, e nel frattempo Hal Conley, giocatore dei Tigers, prese a pugni in faccia uno dei direttori di gara, il professor Dehn, con la folla che reagì esultante.
Il tempo terminò su questo episodio e le squadre furono spedite negli spogliatoi.

Dehn manifestò l'intenzione di espellere Conley durante l'intervallo, l'allenatore Missouri Frank Patterson replicò che se lo avesse fatto, si sarebbe ritrovato contro una folla inferocita. Il direttore di gara non fece una piega e rimase sulle sue posizioni, fu lo staff di Iowa che, per evitare ulteriori pericoli ai propri giocatori, fece desistere Dehn dal suo proposito: l'ultima cosa che gli Hawkeyes volevano era che folla inferocita avesse una ulteriore scusa per fare peggio di quello che era fin lì successo.
Non ci volle molto per capire che la decisione di riammettere Conley era stata sbagliata: all'ottavo minuto della ripresa, un fischio del prof. Dehn interruppe il gioco e Leighton di Iowa, lasciò cadere la palla ormai "morta". Hill di Missouri, che poi sostenne di non aver sentito il fischio, raccolse la palla che secondo lui era un fumble, e si mise a correre guadagnando con un vantaggio di sette yard prima che gli Hawkeyes cominciassero a dargli la caccia. Quaranta yarde dopo fu Holbrook che lo raggiunse e lo placcò.
Dehn ovviamente annullò la corsa di Hill e riportò la palla dove l'aveva fatta cadere Leighton, tra le proteste dei Tigers, ivi compreso Conley. Quest'ultimo afferrò Dehn per il collo, ma il direttore di gara riuscì a liberarsi e cominciò ad allontanarsi. Conley lo raggiunse colpendolo alle spalle e lasciandolo tramortito a terra.
La misura era colma. Uno degli altri referee, il professor Sims, si avvicinò alla sideline di Iowa e dichiarò allo staff ospite che, a suo parere, Iowa e gli stessi direttori di gara, avevano subito fin troppe umiliazioni in quella ora scarsa di gioco, e che Price, il responsabile di Iowa, era autorizzato a richiamare la squadra e riportarla negli spogliatoi. 
La gara fu dichiarata terminata, con una preziosa vittoria 12-0 degli Hawkeyes che fecero rapidamente le borse e filarono sul pullman che venne preso di mira da un fitto lancio di qualsiasi genere di materiale, meglio se sporco. Una fuga che portò con sé la cosa più importante, la vittoria che dava a Iowa la sicurezza perlomeno della condivisione del titolo WIUFA. Il Tipton Advertiser si scatenò nel commentare la gara:
“The football team of the S.U.I. went down to Columbia, Missouri, to play the team of the Missouri State University last week and received about the worst and most uncivilized treatment ever accorded a football team anywhere,”
Inspiegabilmente, i giornali vicini a Missouri ritennero che Conley avesse le sue buone ragioni per picchiare Dehn, sostenendo che era stato provocato. I responsabili della conference si attennero a quanto riportato dalla crew officiante, e poco meno di tre settimane dopo gli Hawkeyes fecero loro titolo WIUFA sconfiggendo Nebraska 6-0 con un touchdown di Frank Holbrook.
Iowa e Missouri, che avevano giocato per cinque stagioni consecutive nel periodo 1892-1896, congelarono per sei anni la serie a causa di quella sciagurata gara del 1896.
In un senso più ampio, l'astio che venne fuori da quella gara fu il principale responsabile del crollo della Western Interstate University Football Association. Iowa e Missouri rifiutarono di giocare contro nel 1897, ed il sistema di girone all'italiana venne meno, decretando la fine della WIUFA dopo la stagione 1897.
Holbrook lasciò l'università l'anno dopo, non si sa se per i risultati scolastici al di sotto delle sue aspettative, o per l'onere finanziario che comportava l'università, o perchè i riflettori accesisi su di lui gli diedero una pressione che non si sentiva di affrontare. Tornò a Tipton, dove trovò impiego come fabbro ed allenò la squadra di football della locale High School, ma se ne andò qualche anno dopo, pare inseguito dai creditori. Fece il pugile professionista a Los Angeles per due incontri, e l'ultima volta che se ne ebbe traccia, gestiva una bottega di fabbro a Sierra Madre, sobborgo di LA.
Poi, più nulla.
Una sfolgorante stella che abbagliò tutti per un attimo, illuminando la desegregazione razziale nello sport, che muoveva in quei giorni i suoi primi passi.

martedì 14 gennaio 2014

Ray Guy

Dunque, 27 metri e mezzo sono come un attuale edificio di dieci piani, se doveste mettere un maxischermo in un palasport vi direbbero "perchè lo metti così in alto?", se lo doveste mettere in uno stadio di football, vi direbbero "E se nasce un altro Ray Guy?".

Ray Guy è stato un eccellente punter, probabilmente uno dei migliori nella storia del college football, per la sua carriera a Southern Mississippi, tanto che il Ray Guy Award premia il miglio punter della NCAA. Ma a livello di college è stato un giocatore versatile, e oltre ad essere un punter fenomenale (nel 1972 calciò un punt da 93 yard contro Ole Miss) giocò safety e mise assieme 8 intercetti nella stagione da senior, non contento fece anche il placekicker con cui passò alla storia della scuola per aver segnato un field goal da 61 yard in mezzo a una tormenta di neve contro Utah.

E' stato il primo puro punter ad essere scelto al primo giro, 23mo dagli Oakland Raiders, con cui ha trascorso tutta la carriera durata 14 stagioni in cui ha calciato 1049 punt di cui tre bloccati, veramente un'inezia, considerando che prima di farsi bloccare il primo punt da professionista, ne calciò 619. Nel 1977 calciò un punt da 74 yard e nel 1981 mise assieme una stagione con 5 punt da oltre 60 yard. All'epoca dell'annuncio del suo ritiro, nel giugno del 1987, il Los Angeles Times lo definì "a legend among punters". La sua abilità stava nel riuscire ad imprimere forza e giusto angolo alla palla, in modo che questa rimanesse in aria il maggior tempo possibile per dare modo allo special team di raggiungere le posizioni ed evitare pesanti ritorni. Joe Horrigan, lo storico della Pro Football Hall of Fame lo definì laconicamente: 
"He's the first punter you could look at and say: 'He won games.'"
Una delle dimostrazioni più plateali del suo mix di potenza e giusto angolo, la diede al Pro Bowl del 1976 quando con un punt colpì il maxi schermo sospeso del Louisiana Superdome a 90 piedi (27 metri e mezzo) di altezza. Alcuni non ci potevano credere, e non solo in maniera figurata: Bum Phillips, all'epoca agli Houston Oilers, riuscì a trafugare un pallone da allenamento usato da Guy e lo spedì alla Rice University per verificare che non fosse pieno di elio.
Nei Raiders incrociò un altro giocatore dalla versatilità evidente e dalle nove vite come George Blanda, negli ultimi anni della sua lunghissima carriera: occasionalmente lo sostituì nei kickoff e, nel roster dei nero argento fu utilizzato come "extrema ratio" quarterback. Tuttavia alla sola idea di vederlo in campo, esposto a possibili infortuni a quelle gambe magiche, ad Al Davis venivano istinti omicidi. Al LoCasale, executive assistant dell'epoca, disse:
"Al watched him punt and he said, 'I'll kill the first man who lets him on the field.' "
La sua versatilità comunque rimane all'ombra della sua abilità nel calciare con palla in movimento, ed a ragione è considerato uno dei più grandi punter della storia moderna del football professionistico. Tuttavia al di fuori dei campi di football, non si può dire che sia stato altrettanto irreprensibile, a causa della bancarotta che ha dichiarato nel 2011, è stato costretto a mettere all'asta anche i suoi tre anelli del Super Bowl, (XI, XV e XVIII) perchè dimenticavo di dirvi che questo signore è stato anche tre volte sul tetto della NFL con i suoi indimenticabili Oakland Raiders.
E' ora che tutto questo venga raccontato anche nella Pro Football Hall of Fame!

martedì 7 gennaio 2014

Good night!

Dai, onestamente non era stata una cattiva idea, anzi, considerato che c'era la fiera, con quello che ne consegue in termini di pubblico, si poteva considerare una grande idea.
Si trattava di accoppiare due novità per la zona di Mansfield: il football, e la luce elettrica.
L'idea rivoluzionaria di una partita di football di notte venne ad un gruppo di studenti che avevano giocato nella prima squadra di football di Mansfield nel 1891: desiderosi di mostrare il loro nuovo sport, si proposero di giocare una partita di notte alla Great Mansfield Fair, un evento molto frequentato nella regione, e che soleva ospitare altri passatempi strambi come una specie di circo Barnum in misura minore. Portare il football di notte significava qualcosa mai visto prima nella Tioga County, uno scorcio di ventesimo secolo! La luce elettrica! Quella roba strana e forse pericolosa, inventata appena 13 anni prima da Thomas Edison, quella meraviglia portata a Mansfield da John L. Cummings e dalla General Electric. Sul Mansfield Advertiser il 28 Settembre 1892 comparve:
"John E. Cummings will be pleased to give all persons interest in Electric Lighting all the information possible on Isolated Plants and Central Stations. The General Electric Company has control of the very best patents, including the Edison and Thompson Huston Cail at the light plant on the fairgrounds."
Ma già il 7 settembre il giornale riportava il tentativo dei ragazzi del Mansfield State normal di organizzare una gara illuminata dalla luce elettrica contro gli undici da Wyoming Seminary, nei pressi di Scranton. Il professor Sprole, direttore di Mansfield, si disse ottimista riguardo al progetto: contava di vedere una gran folla per l'incontro sotto le prime luci elettriche di Mansfield , dal momento che sempre più persone sentivano parlare sia di luce elettrica che di football.Venti lampade da 2000 candele più cinque da 64 candele dovevano servire a rendere la notte meno scura, per consentire a Mansfield di giocare quella che nella sua storia era appena la quinta partita. I rossoneri avevano chiuso la stagione 1891 con un buon record di 3-1, la partita con il Wyoming Seminary sarebbe stata la gara inaugurale della stagione 1892.
Il Wyoming Seminary era un osso duro: vantava otto anni di programma e nel 1891 con una stagione da 5-1 si poteva ritenere una delle migliori squadre di High school della nazione. Tuttavia, Sprole era molto fiducioso: il suo team aveva giocatori come Morton Jones, che sarebbe diventato una star del football a Lafayette, e James A. e James G. Dunsmore, che successivamente giocarono per Penn State.Ma la stella della squadra di Mansfield era George Walbridge, più tardi capitano di Lafayette e nominato Walter Camp All-American nel 1897: halfback velocissimo che avrebbe poi vinto cinque dollari vincendo la gara delle 100 yard in fiera il giorno successivo.
E per proteggersi dai colpi che già all'epoca volavano fortissimi, e che pochi mesi prima ad esempio avevano chiuso la carriera al capitano di Princeton Ralph Warren, i giocatori portavano... niente.
Praticamente nessun equipaggiamento protettivo. L'unica protezione visibile nella foto di squadra è l'imbottitura cucita nei pantaloni intorno alle ginocchia. I caschi non sarebbero stati introdotti che vent'anni dopo, i giocatori al massimo si lasciavano crescere un po' i capelli per attutire i colpi, con la promessa di tagliarseli al massimo entro la cena di fine stagione.

Ancora negli anni '90 dell'800 il football non aveva propriamente regole condivise da tutte le scuole, il gioco era una specie di selvaggio sfogo, e la sua brutalità attraeva i ragazzi oppressi dai costumi vittoriani in voga nella società dell'epoca. Quello sport dove se ti andava bene ti rompevi il naso, ma se ti andava male ti facevano il funerale, aveva qualcosa di magnetico, che inchiodava sempre più sguardi anche da fuori: il pubblico aumentava, anche perchè sotterfugi come calci in mischia, o discussioni con l'arbitro per confondergli le idee e spostargli avanti il fazzoletto che segnalava il punto dello scrimmage, erano all'ordine del giorno e rendevano il football una "violenta pagliacciata". Il fatto che chiunque potesse parlare e provocare chiunque, dall'arbitro agli avversari, determinava infinite dispute ad ogni giocata.Wyoming Seminary era in bianco, Mansfield in nero. Non c'erano numeri sulle maglie, sarebbero stati introdotti solo nel 1908, e la palla era più grande ed arrotondata di quella in uso ora, il campo a Smythe Park era di almeno 110 metri, senza le strisce ogni 5 yard, e la gara era di 90 minuti divisi in due tempi da 45. Per ogni 5 yard di guadagno si aveva diritto a tre tentativi
L'avvio, previsto per le 19:30, effettivamente fu dato alle 18:45, forse per approfittare degli ultimi raggi di sole del crepuscolo. Poi le luci.Fonti del Wyoming Seminary dicono che alcune luci furono posizionate su un palo, e questo fu posto a metà campo, giusto per aggiungere un pericolo ad uno sport che già di per sé avvantaggiava gli studenti di medicina legale. Altri dicono che le luci furono installate lungo il fronte della tribuna.L'illuminazione comunque era minima e le molti dei giocatori in campo erano spesso inconsapevoli di che squadra avesse la palla, figurarsi di quale giocatore nello specifico. Chiunque avesse l'uniforme degli avversari era comunque da abbattereera tale da affrontare. La superficie di gioco non aiutava molto perchè era, in buona sostanza, il fondo di una fiera, pieno di buchi, ciottoli, sassi, radici, gobbe tre e persino, ehm... "residui animali".
Dopo un forte guadagno di Mansfield grazie alla formazione a Cuneo volante, in voga nel periodo (e pericolosissima per l'incolumità dei giocatori), i padroni di casa persero la sfera ed iniziò la controffensiva di Wyoming che però fu stoppata dopo un paio di forti guadagni degli halfback Jones e Jaynes.
Ma a questo punto l'arbitro, Dwight Smith, che aveva giocato a Mansfield l'anno prima, ritenne la gara "inadatta da continuare" perché l'illuminazione era fortemente limitata e le condizioni di nebbia avevano reso il gioco pericoloso...
Ok, dai, diciamo troppo pericoloso.
Sospesa, quindi per l'epoca ufficialmente terminata, la gara alla fine del primo tempo, partirono i fuochi artificiali e le querelle: Wyoming accusò la Normal di aver utilizzato giocatori non ammissibili, e l'arbitraggio a quanto pare fu "controverso".Prima di lasciare Mansfield, Race, responsabile di Wyoming ed Umpire della gara, lanciò una sfida per una rivincita.

To Prof. S.E. Sprole, Manager Mansfield S.N.S. Foot Ball Team: Since you claim that your team won that farcical exhibition of foot ball given a Mansfield last Wednesday evening, I hereby challenge your foot ball team to meet the Wyoming Seminary team at West Side Park, Wilkes-Barre, Pa., Oct. 15, 1892, or on any other date prior that you may suggest. The referee and umpire to be competent men who have never had any connection with either school, and every member of each team to be a bone fide student of the school represented by such team.
We agree to pay the necessary traveling expenses and local entertainment of your team and their substitutes.

Respectfully, 
J.H. Race, Manager

Che venne accolta.
Cento anni dopo.
Meglio tardi che mai.