giovedì 26 settembre 2013

Si è fatto tardi, ovvero Oberlin-Michigan del 1892

Il 19 novembre nel 1892 era un sabato pomeriggio freddo, la squadra dell'Oberlin College scendeva in campo a Ann Arbor contro un Michigan fortemente favorito, per la seconda volta in due anni: la stagione precedente, il 24 ottobre, i giallorossi dell'Ohio erano andati a casa con le ossa rotte 26-6 nonostante. per Michigan, la stagione si fosse risolta in un deludente record di 4-5
Oberlin 1892
Gli ospiti erano un po' diversi dall'anno precedente: tanto per iniziare, come giocatore-allenatore era arrivato dalla University of Pennsylvania, John Heisman, assunto dall'Oberlin Athletic Association (una associazione gestita dagli studenti in quei giorni) e che aveva portato la squadra imbattuta ad Ann Arbor. In posizione di runningback c'era Charles Savage, che pochi anni dopo sarebbe diventato direttore atletico di Oberlin e, come Heisman, figura di spicco a livello nazionale, ed a cui sarebbe stato poi intitolato lo stadio del college. Il miglior lineman di Oberlin, infine, era uno studente di teologia, John Henry Wise , metà tedesco e metà hawaiano, che dopo la laurea sarebbe tornato a casa sulla sua isola e si sarebbe unito alla controrivoluzione del 1895 volta a rovesciare la Repubblica delle Hawaii ed a ripristinare la monarchie e la regina Liliuokalani e la monarchia, finendo per tre anni in galera con l'accusa di tradimento. Di Oberlin va ricordato anche il preparatore atletico ed "infermiere per i feriti" (a quell'epoca il gioco mandava all'ospedale molto spesso i giocatori, se non all'obitorio) Clarence Hemingway, che avrebbe continuato a esercitare la medicina ad Oak Park, Illinois, trasmettendo il suo amore per la caccia a suo figlio, il futuro scrittore Ernest Hemingway .
Michigan 1892
Anche i padroni di casa avevano operato una serie di cambiamenti importanti: dopo aver intrapreso la strada di un vero coaching staff l'anno prima, dove il capo allenatore era anche il giocatore Frank Crawford, era arrivato Frank Barbour, ex-quarterback di Yale che aveva appena portato alla stagione perfetta, e che si era riciclato ad allenatore lì ad Ann Harbor. Michigan inoltre vide tra le sue fila il primo giocatore afro-americano della sua storia, George Jewett, che nel precampionato dei Wolverines fu descritto da chi lo vide come "fenomenale".

La gara, inaspettatamente, fu tiratissima, alla fine del primo tempo Michigan conduceva 22-18. Ma ho già detto che erano altri tempi? Beh, se non l'ho detto lo dico ora: erano altri tempi, ed all'intervallo, i capitani delle squadre concordarono un secondo tempo più breve, per terminare alle 16:50 così da consentire ai ragazzi di Oberlin di poter prendere l'ultimo treno per casa.
La gara si fece più dura ed il tabellone rimase bianco fino a circa due minuti alla fine, quando Michigan arrivò fino alla linea delle 5 yard prima che la difesa di Oberlin li fermò forzando il turnover e nella seguente azione l'halfback Savage di cui abbiamo già detto, si guadagno la gloria imperitura del suo College, riuscendo ad uscire dalla battaglia sulla linea, col pallone in mano e correndo per 90 yards fino alle 5 di Michigan, dove una delle star dei Wolverines, George Jewett, riuscì a raggiungerlo ed abbatterlo. Ancora  negli anni '50, alla notizia della morte di Savage, un giornalista di Cleveland ne fece l'elogio ricordando proprio quel momento:
"Those of us who knew him and loved him hope that at the moment he was departing this earth he was once again galloping over that Michigan gridiron with the ball tucked under his arm, his straight-arm working to perfection, and the goal posts getting nearer and nearer and nearer."
Essere stati fermati a pochi passi dalla segnatura della vittoria non scompose gli ospiti che due down dopo riuscirono ad andare in touchdown portando inaspettatamente Oberlin in vantaggio 24-22 con meno di un minuto sul cronometro.
Appena Michigan ricevette il calcio d'inizio e si predispose al suo drive, il referee (di Oberlin) dichiarò terminata la gara perchè si erano fatte le 16.50 ed i ragazzi giallorossi, come quando si gioca al parco e la mamma chiama, uscirono trottando dal campo per cambiarsi e correre sul treno. L'umpire (di Michigan) invece, dichiarò che rimanevano ancora 4 minuti per via di un timeout non conteggiato, così il surreale finale di gara vide Michigan schierarsi sullo scrimmage da sola, e concludere "vittoriosamente" il drive fissando il punteggio sul 26-24, così come è registrato negli annali del College Football, e Oberlin festeggiare sul treno la vittoria per 24-22, continuando poi i bagordi una volta tornati a casa, con falò di piazza e cene a base di ostriche.
La mattina dopo, i giornali non fecero eccezione in quella confusione: per The University of Michigan Daily e per The Detroit Tribune aveva vinto Michigan; per The Oberlin News e The Oberlin Review aveva ovviamente vinto Oberlin.

lunedì 23 settembre 2013

Bottlegate

Sia chiaro, non era comunque una stagione esaltante per i Browns, fermi sul 6-6.
D'altronde si trattava della loro terza stagione al rientro nella NFL dopo che la squadra nel 1995 era stata spostata baracca e burattini a Baltimore, lasciando a Cleveland le insegne e la memorabilia, ed un triste Municipal Stadium in attesa di essere demolito.
Però si sa, le stagioni a volte vivono momenti di svolta che stanno dentro piccole e sofferte vittorie, una corsa fermata al momento giusto, un TD siglato al momento giusto.
Il problema è che i momenti di svolta possono pioverti addosso anche in maniera poco ortodossa come successe il 16 dicembre, quando nel nuovissimo Browns Stadium, Cleveland ospitava i Jacksonville Jaguars. I Browns stavano guidando verso la end zone est il drive decisivo dato che i Jaguars conducevano 15-10, ma a 48 secondi dal termine della gara e senza timeout i padroni di casa erano usciti da una situazione scabrosa convertendo un 4th&1 con passaggio di Couch a Quincy Morgan. A giocatori schierati Couch ricevette lo snap e fece una spike per fermare il cronometro ed il referee segnalò che avrebbe rivisto la precedente giocata.
Ovviamente la "scusa" fu che l'avviso dell'ufficiale addetto al replay fosse arrivato prima che fosse partita la giocata, il referee Terry McAulay (che nella sua carriera poi ha diretto due Super Bowl) venne affrontato da un Butch Davis un po' su di giri per quel pasticcio arbitrale, le regole NFL vietano infatti che venga rivista una azione se quella successiva ha già preso avvio. Nella review, tanto per far piovere sul bagnato McAulay stabilì che Morgan non aveva mai avuto il controllo della palla, così il passaggio era da ritenersi incompleto, con conseguente cambio di possesso a favore dei Jaguars.
I malumori serpeggianti sulle tribune esplosero in un fitto lancio di oggetti dal Dawg Pound, la zona dove è posizionato il tifo "caldo" di una città come Cleveland che a sua volta è "calda" nel tifo. Il problema fu che il lancio era di bottiglie prevalentemente di birra, che invasero la endzone verso cui attaccava Cleveland. Il capo arbitro non contento del cambio di giudizio e indispettito della protesta, dichiarò terminato l'incontro con aria particolarmente scocciata (vedetevelo, vale la pena). I giocatori si avviarono al tunnell di ingresso in campo trovando la strada sbarrata da un fuoco di fila di bottigliette provenienti dagli spalti, così questi omoni che in campo si picchiavano come maniscalchi, furono costretti a fare gli ultimi metri di endzone di corsa proteggendosi il capo con le mani per evitare di essere centrati da qualcosa proveniente dagli spogliatoi.
Il mesto finale, con la sovrimpressione del risultato, tutta ornata di festoni natalizi, attorniata da bottigliette di birra vuote, in realtà non fu il vero finale della gara, perchè il commissioner NFL dell'epoca, Tagliabue, mezzora dopo tutto questo, rispedì le squadre e la crew arbitrale in campo per giocare gli ultimi secondi della gara con i Jaguars in possesso palla, tra gli ululati dei quasi 73.000 spettatori presenti quel giorno nell'impianto.
Gli ufficiali di gara, si apprese in seguito, furono scortati fuori dallo stadio dalla polizia. Il presidente della squadra  Carmen Policy ebbe a dire:
"I am not criticizing the fans at all, because I don't think it's appropriate today. I think a lot has happened. The fans' hearts have been ripped out. I am not condoning what the fans did, and I'm not criticizing it. I am not condoning what the officials did."
Sta di fatto che successivamente fu tratto in arresto un tifoso che se la prese con un agente di polizia addetto al traffico nella zona dello stadio. Il cornerback Daylon McCutcheon fu tra i pochi Browns a non "giustificare" la rabbia dei tifosi perchè, come ricordò poi Coughlin, all'epoca ai Jaguars, dagli spalti non piovvero bottigliette di plastica vuote, ma bottiglie di vetro semipiene di birra.
A quanto pare... Only the Browns could lose in this fashion.

martedì 17 settembre 2013

Il Rose Bowl del 1922



"All I know about Washington and Jefferson is that they're both dead."


Questa affermazione del giornalista Jack James del San Francisco Examiner era il bizzarro prologo al Rose Bowl del 1922, l'ultimo svoltosi al Tournament Park, e di conseguenza l'ultimo ad avere come nome ufficiale Tournament East-West Football Game.
Washington and Jefferson è tuttora un piccolissimo college della contea di Washington, Pennsylvania, che all'epoca contava 450 studenti, ma che miracolosamente allenata da Greasy Neale, era giunta al termine della stagione regolare con un netto 10-0 che la issavano sul gradino più alto tra le formazioni dell'est degli States. Neale era un eclettico allenatore che non aveva sfigurato né come giocatore di baseball (Cincinnati Reds e per pochissimo Philadelphia Phillies) né tanto meno come giocatore di football nella Ohio League con varie squadre; smesse le braghe, si era messo ad allenare le squadre di college: Muskingum, West Virginia Wesleyan, Marietta, ottenendo con quest'ultima una stagione da 7-1 nel 1920.
La felice parentesi di Marietta lo portò sulla sideline di W&J dove, nella sua prima stagione applicò alcune felici prassi soprattutto a livello di recruiting, assemblando una squadra solida in difesa, tanto da completare un exploit mica da ridere battendo Pitt, Detroit e Syracuse. Il 7-0 su Pitt era stato così sentito che per celebrarlo erano state annullate le lezioni per un giorno ed accesi falò di festa, seguiti addirittura da alcuni "inspirational speech" davanti al tribunale della contea di Washington. Nella stagione in cui aveva esordito la diretta radiofonica di una partita di football proprio tra due rivali di W&J (West Virginia e Pitt), obtorto collo gli organizzatori del Rose Bowl, come loro tradizione, chiamarono i Prexies a giocare la gara contro la migliore dell'Ovest, la University of California di Berkeley guidata da Andy Smith che aveva concluso la stagione 9-0 battendo Washington State, Stanford, Washington e Oregon. A Washington arrivò un telegramma che recitava:
"The directors of the Tournament of Roses Association have unanimously resolved that the artistic and educational pageant of New Year's Day, January 2, 1922 shall be followed by a football game between the best teams of the East and the West, and by like vote have determined to issue an invitation to Washington and Jefferson College to send its eleven as the Eastern representative."
I vostri undici. era una formula usata per indicare l'intera squadra, tuttavia la trasferta in California presentava non poche problematiche logistiche per il piccolissimo istituto, che si potè permettere di mandare a tutti gli effetti veramente solo venti uomini a Pasadena.
Il lunghissimo viaggio in treno di 4.000 chilometri, che i giocatori si pagarono da soli (Robert "Mother" Murphy ipotecò la casa per pagarselo) a quell'epoca non era una passeggiata fatta su comodi convogli superveloci: coach Greasy Neale pretese di continuare ad allenare anche durante il viaggio, ne conseguì che Lee Spillers si prese una polmonite e non potè continuare il viaggio, ricoverato all'ospedale di Kansas City. E. Lee, North racconta in Battling the Indians, Panthers, and Nittany Lions: The Story of Washington & Jefferson College's First Century of Football, come in realtà sul treno ci fosse un uomo in più della squadra che viaggiava abusivamente e che venne allo scoperto all'insorgere della malattia del compagno.
Tutto questo dava adito alle previsioni degli analisti, per cui la gara veniva data vinta dai Golden Bears con scarto tra i 14 ed i 21 punti.
Gli ultimi due allenamenti effettuati da W&J il giorno di capodanno si incentrarono su quello che oggi viene chiamato special team: disturbo o blocco di kick e punt e dei rispettivi ritorni.

Poi si fece il 2 gennaio 1922.
Loro non lo sapevano, ma Herb Kopf e Carl Konvolinka come end, il capitano Russ Stein e Chet Widerquist (tackle), Ralph Vince e Ray Neal (guardie), Al Crook (centro), Charlie "Pruner" West (quarterback) al posto dell'infortunato Ray McLaughlin, Hal "Swede" Erickson e Wayne Brenkert (halfback) e Joe Basista (fullback) scesero in campo e vi rimasero tutti ed undici per tutta la gara. Gli ultimi undici ironman nella storia del Rose Bowl.
Charlie West fu il primo quarterback afroamericano a scendere in campo in un Rose Bowl. Hal Erickson invece era al suo secondo Rose Bowl, avendo giocato per Great Lakes nella gara del 1919 dove aveva sconfitto i Mare Island Marines, buon auspicio?
Può darsi, ma certo di buon auspicio non fu la crew arbitrale che annullò un TD ai Prexies per un offside del capitano Stein che avrebbe portato allo sblocco del risultato nel primo tempo, per il resto della gara, in un campo fortemente allentato dalle piogge che avevano imperversato nella California durante i giorni precedenti, le difese ebbero la meglio sugli attacchi, si susseguirono i punt e la tenace linea di W&J tenne lontano dalla segnatura Cal, che schierò anche un non certo brillante Harold "Brick" Muller, passatore medaglia di bronzo nel salto in alto ad Anversa nel 1920 che mise assieme solo due lanci, di cui uno finito in un fumble. Le lancette scorsero, inesorabili per Cal, fino alla fine.

California 0 Washington & Jefferson 0

L'ultimo e unico pareggio senza punti a tabellone nella storia del bowl. Stein fu votato miglior giocatore della gara e il piccolo college della Pennsylvania, con una improbabile e gagliarda prestazione, mise la museruola agli orsi californiani.
Washington & Jefferson, con quella stagione imbattuta, secondo l'Official NCAA Division I Football Records Book, si può considerare Campione del 1921 al pari di altre squadre come Cal, Cornell e Lafayette, tuttavia questo titolo non compare negli annali della scuola, forse per modestia, forse perchè per anni il football non ha rappresentato il fiore all'occhiello di un college che ha ripreso il programma solo nei primi anni '80 dopo averlo cancellato per diversi decenni.
Rimane ovviamente quella sorniona soddisfazione di essere stati un piccolo Davide che ha fermato il grande Golia.